Versione in bianco:AL PESTO SABINESE

 Versione al sugo: DI RAMORACCIO con la partecipazione speciale degli asparagi selvatici!

Sono anni che ho in mente di provare a fare in casa questo formato di pasta tradizionale, fin dal primo incontro con colpo di fulmine alla sagra del fallone di Selci (un borgo della Sabina)… (per le info sulle sagre di questo territorio guardate qui! certo, non sempre sono eventi vegan, bisogna selezionare).

La pasta è uno dei piatti più semplici che potrebbe essere fatto in pochi minuti e se fatto bene, è piuttosto un pasto delizioso.  Potreste ottenere la fonte più utile delle informazioni passando attraverso il Web site.  Sotto menzionato è uno dei modi più semplici e veloci per cucinare la pasta.

Ingredienti utilizzati per il piatto

  • Olio d’oliva-1 cucchiaio
  • Cipolla triTata-1 • aglio tritato-2 chiodi di garofano
  • Pomodori a dadini-800 GMS
  • Pasta di pomodoro-1 cucchiaio
  • Prezzemolo appena tritato-1/Cup
  • Caster sugar-½ cucchiaino
  • Pepe nero macinato e sale q.b.
  • Penne rigate-400 grammi

Preparazione cuocere la pasta secondo le istruzioni fornite nella confezione. In una padella grande, scaldare l’olio a fuoco medio. Aggiungere la cipolla in esso e cuocere scoperto per 3 minuti o fino a quando le cipolle ammorbidisce. Mescolare spesso. Ora aggiungere l’aglio in esso e mescolare per un minuto o fino a che è aromatico.  Mescolare in pasta di pomodoro e pomodori.  Aumentare il calore e portare il composto a bollire. Una volta che comincia bollente, Simmer esso a per 7-8 minuti o finchè la salsa si ispessisce un po’. Mescolare in zucchero e prezzemolo. ConDitelo con pepe e sale. Gettare la pasta nella salsa e combinarla bene.

 

Le due signore impastavano questi capolavori senza ricordarsi quale fosse il loro nome… c’è voluto un po’ della mia insistente pazienza per arrivare alla fine a Mauro Leoncini (che colgo qui l’occasione di ringraziare a distanza di anni!), lì presente, cultore della tradizione locale, che stimolato dalla mia curiosità  ha espresso quella che ai miei orecchi è sembrata un’oscura formula quasi magica: ”ghiàcculi”… e alla fine con internet ho capito che si trattava di jàcculi! Le signore li chiamavano stringozzi o maccaruni, e in effetti alla fine mi sno resa conto che la confusione è la caratteristica principale del loro nome! Ogni borgo della Sabina li chiama diversamente! Jàcculi (dovrebbe significare cordicelle), maccheroni a fezze, maccheroni a matassa,  maccheroni (o maccaruni) a cento o a centinara, oppure stringozzi o strangozzi.